REWIND – 50 anni di Fender in Italia

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[iconbox title="di Laura Gramuglia" icon="format-justify-center.png"][/iconbox]

[dropcap1]A[/dropcap1]vete tempo fino al 3 febbraio 2013 per assistere alla nuova mostra che il critico d’arte e scrittore Luca Beatrice sceglie di dedicare per la seconda volta alla mitica chitarra. Ok, forse non ci potrete portare la vostra ragazza il giorno di San Valentino, ma la gita nella città emiliana vale certamente la pena.

Tre anni fa il Museo della Musica di Bologna ospitò Love Me Fender, mostra-omaggio al mito di questo fantastico strumento attraverso le opere di diversi artisti contemporanei chiamati a dialogare con il rock. Arriva ora la seconda tappa di un viaggio che unisce suoni e visioni, musica e immagini. Rewind – 50 anni di Fender in Italia è l’esposizione che da questo mese metterà ancora una volta a confronto il mondo dell’arte con quello della musica, analizzando l’ultimo mezzo secolo di cultura musicale e visiva italiana.

Il 27 novembre Jimi Hendrix avrebbe compiuto 70 anni. Chi meglio di lui ha contribuito alla diffusione di uno strumento che all’alba del 19 agosto del 1969 si impreziosì di un’aura maledetta eppure terribilmente eccitante. Se in tutta Italia e per un solo giorno arriva nelle sale cinematografiche Hendrix 70 Live at Woodstock, un documento di straordinaria importanza raccolto durante il concerto che più di ogni altro ha segnato l’immaginario di un’intera generazione, Bologna celebra il marchio Fender attraverso un lungo e affascinante viaggio nella cultura rock del nostro Paese.

Il punto di partenza consiste nelle Fender customizzate e reinterpretate da ventuno artisti italiani e internazionali chiamati a dare una loro lettura della sei corde. Gli stili e i linguaggi adoperati sono molto diversi, dalla pittura figurativa all’arte concettuale, dall’oggetto all’installazione, dalla street painting alla sound art.

In mostra gli italiani Dario Arcidiacono, Alessandro Baronciani, Emanuele Becheri, Carlo Benvenuto, Davide Bertocchi, Valerio Berruti, Cuoghi Corsello, Marica Fasoli, Matteo Fato, FranKo B, Anna Galtarossa, Enrico Ghinato, Ugo Nespolo, KayOne, Giorgio Ortona, The Bounty Killart. Spicca la presenza di artisti internazionali quali Anthony Ausgang, nato a Trinidad e Tobago ma californiano d’adozione, l’inglese Chris Gilmour, l’argentino Daniel Gonzalez, Hubertus Von Hohenlohe, che vive e lavora a Vienna, il tedesco Hermann Pitz.

A condire il tutto una microstoria audiovisiva della musica italiana, che parte dall’inizio degli anni Sessanta e arriva a oggi. La storia degli ultimi cinquanta anni è infine ripercorsa attraverso la fotografia, con una serie di scatti di Guido Harari, Efrem Raimondi, Caterina Farassino e Paolo Proserpio. 

Fino al 3 febbraio 2013
da martedì a venerdì: ore 9.30-16.00
sabato e domenica: ore 10.00-18.30

Museo della Musica
Palazzo Sanguinetti – Strada Maggiore 34 – Bologna
www.museomusicabologna.it 

 

 

 

 

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Da bambina credeva che suo padre fosse John Lennon, poi ha capito che quelle appese alle pareti non erano foto di famiglia, ma copertine di dischi. Nei suoi dj set non mancano mai Patti Smith, Smiths, ed Elliott Smith. È convinta che prima o poi toccherà a lei diventare la nuova signora Jagger. Vive tra Bologna, Milano e Roma, è stata tra i conduttori di Weejay a Radio Deejay. Scrive di musica e stile su Tu Style Magazine e sul blog Deejaynellarmadio. Rock In Love, 50 storie d’amore a tempo di musica, è il suo libro, edito per Arcana, da cui è tratto l’omonimo programma in onda su Radio Capital.

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