I londinesi Mod

mod style

Siamo nei primi anni sessanta, la beatlemania sta per esplodere e la moda di Carnaby Street viene esportata in tutto il mondo dai gruppi della cosiddetta British Invasion. Il mondo della moda e quello della musica entrano in collisione: comune denominatore, il narcisismo. In diretta contrapposizione ai teddy boy che li hanno preceduti ispirandosi al passato, i mod, come il nome suggerisce, cercano unicamente la modernità. La subcultura giovanile nata a Londra alla fine degli anni 50 sta raggiungendo il picco di popolarità. Capelli ben acconciati e lunghi sulla nuca, giacche con taglio rigoroso, monopetto, aderenti e con baveri stretti. Anche le cravatte sono sottili, i pantaloni affusolati e le scarpe a punta. Polo, blazer, mocassini, giubbini Harrington e jeans Levi’s aderenti costituiscono la versione informale del look mod.

E poi ci sono i parka, giacche facilmente reperibili nel dopoguerra si rivelano perfette per proteggere l’abbigliamento curatissimo dei mod durante gli spostamenti prevalentemente a bordo di vespe italiane e biciclette personalizzate. Anche le ragazze adottano questo stile, ed è probabile che i primi capi unisex siano nati proprio in questo periodo. È una moda cangiante in funzione di influenze, dischi, ma anche film e viaggi. “La cosa fantastica degli abiti che portavamo era che dovevamo farceli da noi, perché non restavano abbastanza di moda affinché l’industria cominciasse a metterli in produzione”, disse la celebre modella Twiggy.

Francesca Tomagnini

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