JOHNNY CASH: we are all men in black

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[dropcap1]P[/dropcap1]assano gli anni, ma c’è una città in Italia che sotto sotto nasconde ancora un’anima rock. Questa città è Bologna, detta la grassa, la dotta e persino la rock o almeno questa era la scritta che accompagnava i turisti nella prima periferia cittadina diversi anni fa, quasi a demarcare un territorio, un limite sacro, varcato nel secolo scorso da Jimi Hendrix e dai Clash soltanto per fare un paio di nomi. E proprio al leader della band inglese sarà dedicata l’area Parco Nord a partire da quest’estate. A dieci anni e qualche mese dalla prematura scomparsa di Joe Strummer, un parco e un intero festival intitolati alla memoria del cantante. Tra gli artisti in cartellone nella tre giorni di luglio Goran Bregovic, Manu Chao e Alborosie. Una vera nota di merito per una città tra le prime a intestare un giardino a John Lennon subito dopo la sua morte. Ma quest’anno si celebra un altro importante anniversario, il decennale dalla morte di Johnny e June Cash. Nonostante la curiosa coincidenza questa volta il club delle J non c’entra nulla. Marito e moglie se ne andavano a pochi mesi di distanza l’uno dall’altra tra maggio e settembre del 2003 per cause naturali e proprio a entrambi è dedicata la mostra Johnny Cash: we are all men in black, ospitata alla galleria Ono Arte Contemporanea fino al 20 giugno. Esposte diverse immagini dell’artista Jim Marshall, fotografo ufficiale nonché amico del musicista, al suo fianco nella registrazione di un intero lp all’interno della Folsom State Prison, in California, alla fine degli anni Sessanta. Di questa performance, numerose sono le immagini di Marshall (oltre alla cover dell’album): in modo partecipato, le fotografie narrano non solo il momento performativo vero e proprio, ma anche il backstage oltre ai momenti di pausa e di convivialità. Dopo questo successo, la Columbia Records dà a Johnny Cash il via libera per incidere il suo secondo album dal vivo all’interno di un penitenziario. Questa volta siamo alla San Quentin Prison e proprio durante questo live Jim Marshall ci restituisce l’immagine, forse la più nota e iconica, del musicista. Dito medio alzato e sguardo dritto in camera, lo scatto è la risposta di Cash all’affermazione di Marshall: John, let’s do a shot for the warden! Oltre a queste immagini, fondamentali sono anche quelle che ritraggono Johnny con la moglie June e il figlio, John Carter Cash, l’unico nato dalla loro unione.

Ono Arte Contemporanea
Via Santa Margherita 10 – Bologna

www.onoarte.com
Fino al 20 giugno 2013 dal martedì al sabato dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 21.30 

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Da bambina credeva che suo padre fosse John Lennon, poi ha capito che quelle appese alle pareti non erano foto di famiglia, ma copertine di dischi. Nei suoi dj set non mancano mai Patti Smith, Smiths, ed Elliott Smith. È convinta che prima o poi toccherà a lei diventare la nuova signora Jagger. Vive tra Bologna, Milano e Roma, è stata tra i conduttori di Weejay a Radio Deejay. Scrive di musica e stile su Tu Style Magazine e sul blog Deejaynellarmadio. Rock In Love, 50 storie d’amore a tempo di musica, è il suo libro, edito per Arcana, da cui è tratto l’omonimo programma in onda su Radio Capital.

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