Deejaynellarmadio playlist!

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Poteva forse mancare la playlist nell’armadio di un deejay? Ne abbiamo viste di tutti i colori in mostra, è proprio il caso di dirlo. Tra centinaia di capi di abbigliamento nel guardaroba, o anfratto, di chi ha scelto di fare questo mestiere non manca certo la musica. Impossibile riassumere i gusti di tutti e allora ecco qui una selezione in cui sono i gruppi stessi a dettare legge in fatto di moda, perchè se ancora non ve ne siete accorti
la musica si ascolta, certo, ma sempre più spesso si può anche indossare. E se non ci credete buttate un occhio e un orecchio qui!

Un brano davvero minore dell’intera produzione Beatles sembrerebbe dedicato a una vecchia scarpa marrone. In realtà si tratta di una canzone d’amore e non è chiaro se la scarpa a cui si riferisce il suo autore, George Harrison, la si indossi o la si porti fuori con un po’ di imbarazzo in cerca di un ben più confortevole amore. Sta di fatto che di scarpe il quartetto di Liverpool ne ha indossate parecchie, alcune delle quali smesse in malo modo. Quanto allo stivaletto Beatles, a distanza di cinquant’anni dalla sua apparizione, fa ancora bella mostra di sé in ogni boutique di calzature che si rispetti.

C’è sempre un ottimo motivo per inserire un brano di David Bowie in playlist. In questo caso abbiamo a che fare non con un solo brano, ma con un’intera carriera che le mode le ha fatte nascere e poi morire. E non stiamo parlando di epoca giurassica. Se non avete ancora visto l’ultima, intrigante, campagna di Louis Vuitton, sappiate che il protagonista è una Casanova senza tempo pronto a sedurre fanciulle in fiore…

Nel 1986 i Run-D.M.C., complice il fidato produttore Rick Rubin, compiono un passo che definire commerciale rischia di essere alquanto riduttivo. In un’epoca in cui il brand va cucito addosso come un attestato di stile e opulenza (la sobrietà non rientra come voce in questo decennio) la band americana azzarda un brano-spot per le amate sneakers, scarpe senza le quali la street style si sentirebbe mancare, è proprio il caso di dirlo, la terra sotto ai piedi. Il matrimonio si rivela fortunato e le quotazioni della band e del marchio salgono alle stelle. (Photo credits:  Weebly)

Venticinque anni dopo il fenomeno Run-D.M.C., cantare di brand che influenzano eccome la cultura di strada è routine. In questo brano del 2011 però il salto è carpiato. Nessun attestato di stima è riservato alle firme elencate, versi come Gucci Gucci, Louis Louis, Fendi Fendi, Prada / Them basic bitches wear that shit, so I don’t even bother non impreziosiscono il marchio. Eppure, il purchè se ne parli, non passa mai di moda. Il duo colleziona 40 milioni di visualizzazioni su youtube e la Columbia Records non si lascia scappare l’occasione di accaparrarsi le fanciulle per un intero disco.

Decisamente riduttivo pensare a questo brano come a una canzone che tratti di moda. Tuttavia, intervistato in merito al primo singolo degli Smiths, Morrissey ammise: “Le rime più preziose perme sono: The good people laugh / Yes we may be hidden by rags / But we have something they’ll never have. Che poi è il modo in cui mi sono sentito quando non potevo permettermi di comprare abiti e vestivo di stracci. Poco tempo dopo la pubblicazione del disco il suo autore non si è dovuto più preoccupare di dare un’occhiata al cartellino del prezzo.

Un brano, ma soprattutto un video a cui ancora oggi coreografi in erba guardano con infinitaammirazione e devozione. E’ l’alba degli anni Novanta e Madonna si presenta in tailleur Jean Paul Gautier pronta a imitare le pose plastiche delle modelle e dei modelli che appaiono sul noto
magazine americano Vogue. Il brano altro non è che un inno a icone a cui ancora oggi la moda si ispira: James Dean, Greta Garbo, Marlene Dietrich, Marilyn Monroe, Marlon Brando…

Electropop belga fatto apposta per le passerelle. E in effetti questi due ci vanno davvero a nozze con le sfilate. Sarà perché sulle scene e nella vita sono davvero una bella coppia. Sarà perché la biondissima Pynoo è un’ex modella che l’olimpo della moda pare conoscerlo eccome. In repertorio
spiccano brani come Maquillage, Paris, BB e questa KL che altro non è che un inno dedicato al loro più grande fan: Karl Lagerfeld.

Alla fine degli anni Novanta inizia a diffondersi in Giappone una nuova moda tra le giovani teenagers del quartiere Harajuku di Tokyo. La tendenza è quella di vestirsi in maniera appariscente mischiando più stili, tradizione nipponica e occidentale e poi pizzi, merletti e colori fluo. Risultato improbabile eppure di grossa presa per una moda che nel 2004 sfiora anche le chart grazie al brano Harajuku Girls di Gwen Stefani, pronta a cavalcare l’onda in tour con un’omonima band formata da quattro ballerine giapponesi. A seguire profumi e cosmetici.

Un solo album confezionato ad arte e Lana Del Rey si è ritrovata non solo in cima alle classifiche di vendita, ma sempre più spesso in copertina sui magazine di moda più celebri e protagonista di campagne pubblicitarie di abbigliamento. Lo stile rimanda alla cultura pop americana degli anni Cinquanta e Sessanta e tra capelli cotonati, unghie laccate e immancabile eyeliner non poteva mancare il brano dedicato all’indumento patriottico per eccellenza.

Prima di Lana c’era Amy a rievocare con il suo stile e la sua voce soprattutto, un immaginario passato. Non sappiamo quanto tutto questo sia vero o costruito a tavolino, sappiamo però che la prima continua ad ammiccarci dalle pagine dei rotocalchi mentre la seconda è scesa fino alla fine dell’abisso che cantava. In questo brano Amy ci racconta di starlette in jeans attillati e borse Gucci che si perdono in bar braccando calciatori. In Inghilterra si chiamano wasp e in quanto a moda e stile, giudicate voi.

Laura Gramuglia

 

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Da bambina credeva che suo padre fosse John Lennon, poi ha capito che quelle appese alle pareti non erano foto di famiglia, ma copertine di dischi. Nei suoi dj set non mancano mai Patti Smith, Smiths, ed Elliott Smith. È convinta che prima o poi toccherà a lei diventare la nuova signora Jagger. Vive tra Bologna, Milano e Roma, è stata tra i conduttori di Weejay a Radio Deejay. Scrive di musica e stile su Tu Style Magazine e sul blog Deejaynellarmadio. Rock In Love, 50 storie d’amore a tempo di musica, è il suo libro, edito per Arcana, da cui è tratto l’omonimo programma in onda su Radio Capital.

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