Black Beauty

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Viaggio dentro un mito, fatto di tanta musica e troppo whiskey, colonna sonora di una generazione e modello di stile senza tempo.

Blues e jazz nero erano la sua ispirazione. Voce roca per l’abuso di alcol e anima ruvida, erano la sua benedizione. Janis Joplin, icona del rock anni ’70, era irriverente quanto fragile, dipendente dalla vita e dal pubblico. Correvano gli anni 1967, ‘68 e ’69: tempi fermentati da impulsi vulcanici che scuotevano le giovani e ribelli generazioni; scandivano i loro provocatori gesti a ritmo di rock’n’roll, droghe e viaggi spirituali. Janis nel 1967 aveva scosso notevolmente le genti di San Francisco con la canzone Summer of Love: per alcuni, infatti, quella data rimarrà in eterno l’incipit di anni formidabili. Intere popolazioni si identificano nella sua musica che diventa, da subito, megafono di idealismo e confusione, di lotta per la conquista dei diritti, di solidarietà e pacifismo.

Bad girl wanna rock

Janis era fatta così. Eccessiva sul palco e nella vita. Una che non si risparmiava, una che dava tutto e prendeva altrettanto. <<Sono qui per avere un grande party, finchè sono sulla terra>>, era il suo motto <<puoi mandare all’aria il tuo presente, a forza di preoccuparti del futuro>> e questo era un rischio che lei no, non correva. Peggy Caserta, sua amica e amante per molti anni, racconta della fila di uomini sexy e affascinanti che non desideravano altro che lei. Lei e Peggy si erano conosciute a San Francisco nel 1963, quando Janis si trasferì dal Texas. Caserta aveva una boutique che aveva da subito suscitato la curiosità e l’interesse dell’alternativa musicista. Fu qui che nacque il suo stile personale, eccentrico e flamboyant, dove dominavano velluti, pizzi, pelli e pellicce di animali, fiori veri e finti da intrecciare alla sua selvaggia chioma; ondate di collane di perline, spille, orecchini, piume e braccialetti di cuoio e caucciù. Gli amici erano arrivati a chiamarla “Pearl”. Indossava abiti e accessori ispirati alla scia bohemienne-chic, very Sixties: pantaloni di velluto a zampa di elefante, tutine pantalone di seta stampata, reggiseni-bolero di pelle, gilet di pelliccia, lunghi vestiti di romantico pizzo candido, borse secchiello ornate con frange e perline. Look che si facevano da  portavoce per libertà di espressione, puro divertimento e determinazione.

Si narra che il suo appartamento era intriso di atmosfere boudoir, arredato in Rococò-bordello style. In quella stanze la cantante sorseggiava il suo liquore preferito, il Southern Confort, suo fedele compagno anche in scena.

Shoes are boring

1966: inizia la sua breve e stellare carriera. La veloce scalata di una cometa dotata di straordinaria potenza che illumina gli anni d’oro del rock’n’roll e che, come un fiume in piena ci travolge con la sua energia. Provocatoria è la sua apparizione a Woodstock nel 1969, la più grande kermesse della storia del Rock.

<<Non riuscivo quasi a crederci, facevo l’amore con 25mila persone, dal palco. Alla fine ero tutta sgolata e senza freni>>. Erano gli anni della performance al Kinetic Playground di Chicago, al Whiskey a Go Go di Los Angeles, al Fillmore East di New York e al Psychedelic Supermarket di Boston. Gli anni in cui Janis, a piedi nudi sul palco e spesso con la bottiglia in mano, urla <<oh Lord, won’t you buy me a Mercedes Benz?>>

Rebel yell

<<Alla gente piaccio con il dito medio alzato. Vogliono vedermi dura, ribelle, che me ne infischio>>, raccontava. Correvano i tempi in cui tutti  cantavano con lei Summertime, To love Somebody, Piece of my heart, My Friends all drive Porsches, and I must make amends.

Ironica e sempre più iconica guidava le sua Porsche decorata con farfalle psichedeliche affermandosi come Role model per migliaia di ragazzine che sognavano una vita da star. Celebrata da diverse fonti tra i “cento artisti musicali più influenti di tutti i tempi”, l’indiscussa leggenda, a quarant’anni dalla sua prematura morte, rimane una trendsetter: da Jess Stone a Jewel, che si sono ispirate a lei per le performances a piedi nudi sul palco, a Ke$ha, che dichiara di lavarsi i denti col Jack Daniel’s prima di andare in scena, a Lady Gaga, che ha diviso il palco con Mick Jagger come Janis aveva fatto con Tom Jones e Tina Turner.

Tutte camminano sulle sue orme. E se Janis lo venisse a sapere certamente non la prenderebbe male.

 

Daniela Duino

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